L’Europa e la corsa tecnologica: può davvero ridurre il divario con gli Stati Uniti?

Motori di ricerca, cloud, social network, chip per l’intelligenza artificiale: quasi tutte le tecnologie che usiamo ogni giorno sono state sviluppate negli Stati Uniti, mentre la Cina avanza rapidamente su più fronti. L’Europa, che ha un mercato di oltre 400 milioni di consumatori e centri di ricerca di primo piano, fatica a trasformare queste risorse in grandi aziende tecnologiche. Negli ultimi anni però qualcosa si è mosso.

La diagnosi: il rapporto Draghi

Nel settembre 2024 Mario Draghi ha presentato alla Commissione europea un rapporto sulla competitività dell’Unione. Il quadro è severo: l’Europa ha perso terreno soprattutto nelle tecnologie digitali, investe meno in ricerca e sviluppo, ha un mercato dei capitali frammentato e regole che cambiano da un Paese all’altro. Per colmare il divario il rapporto stima un fabbisogno di investimenti aggiuntivi tra i 750 e gli 800 miliardi di euro l’anno.

Le contromosse europee

  • Chips Act. Il regolamento europeo sui semiconduttori, in vigore dal 2023, punta a mobilitare oltre 43 miliardi di euro e a portare la quota europea della produzione mondiale di chip al 20% entro il 2030. Un obiettivo che molti osservatori considerano difficile da raggiungere.
  • InvestAI. Nel febbraio 2025 la Commissione ha annunciato un’iniziativa per mobilitare fino a 200 miliardi di euro di investimenti nell’intelligenza artificiale.
  • AI Factories e AI Gigafactories. Attraverso l’impresa comune EuroHPC l’UE sta costruendo una rete di centri di calcolo per l’AI. A luglio 2026 è stato aperto il bando per selezionare fino a sette grandi “gigafactory” in almeno sette Stati membri, con proposte da presentare entro il 12 novembre 2026 e selezione prevista all’inizio del 2027.
  • Regole comuni. Con l’AI Act, il Digital Markets Act e il GDPR l’Europa ha scelto di competere anche sul terreno delle regole, puntando su fiducia e tutela dei diritti.

I punti di forza che spesso dimentichiamo

L’Europa non parte da zero. L’olandese ASML è l’unica azienda al mondo a produrre le macchine per la litografia più avanzata, indispensabili per fabbricare i chip di ultima generazione. La francese Mistral AI è diventata uno dei laboratori di AI più seguiti fuori da Stati Uniti e Cina. Università e centri di ricerca europei formano ingegneri e ricercatori molto richiesti, e il continente ha un tessuto industriale manifatturiero in cui l’AI applicata può fare una differenza concreta.

I nodi ancora aperti

  • Capitali. Le startup europee trovano finanziamenti nelle fasi iniziali, ma per crescere spesso devono rivolgersi a investitori americani o trasferirsi oltreoceano.
  • Dipendenza dal cloud. Gran parte dei dati di aziende e pubbliche amministrazioni europee è ospitata su infrastrutture di provider statunitensi.
  • Frammentazione. Ventisette mercati con lingue, regole fiscali e procedure diverse rendono più lento crescere su scala continentale.
  • Velocità. Le regole europee sono spesso le più avanzate al mondo, ma il rischio è che arrivino prima delle aziende che dovrebbero applicarle. Il recente rinvio di parte dell’AI Act va letto anche in questa chiave.

E le piccole e medie imprese?

La partita della sovranità tecnologica si gioca tra governi e grandi gruppi, ma riguarda da vicino anche le PMI. Scegliere dove ospitare i propri dati, preferire soluzioni che non vincolino a un unico fornitore, adottare modelli di AI aperti quando possibile e investire nelle competenze interne sono decisioni che ogni azienda può prendere già oggi. Sono piccoli passi, ma sommati costruiscono un ecosistema digitale europeo più solido.

L’Europa difficilmente diventerà una copia della Silicon Valley, e forse non è nemmeno l’obiettivo. Può però costruire un proprio modello, basato su industria, ricerca e regole condivise. Il successo dipenderà dalla capacità di passare dagli annunci ai risultati, nei prossimi anni.

Fonti: Rapporto Draghi sul futuro della competitività europea (settembre 2024); EuroHPC Joint Undertaking, bando AI Gigafactories (30 luglio 2026).

Hai una sfida simile da affrontare?

Raccontaci il tuo caso: analizziamo insieme il problema e ti spieghiamo come lo affronteremmo.

Potrebbero interessarti